Lezione del 22.11.73 - Dali
Per farci intendere meglio la verità delle varianti in questa
lezione Dali parla di una realtà fisica generale e delle varianti come
se fossero eventi sognati solo da chi si immedesima nella variante
alla storia generale. Supponiamo cioè che in questa serata uno di
noi avesse avuto la libertà di venire qui o di andare al cinema: nei
fotogrammi della serata il corpo fisico di colui che ha questa libertà
è rappresentato sia in una serie che nell'altra: ammettiamo che la
storia generale sia quella che lo vede rappresentato partecipante a
questa riunione: quando la sua consapevolezza si unirà ai fotogrammi
di questa serata, se egli sceglierà di andare al cinema, quella
variante possiamo paragonarla ad un suo sogno, ad una sua
realtà onirica, vissuta e sentita solo da lui.
Forse così enunciata la verità delle varianti è più
comprensibile, ma importante è capire che non esiste una realtà fisica
e una realtà onirica: le molteplici storie sono vere e reali tutte
nello stesso modo. Ai fini della realtà sia fisica, sia assoluta, sia
relativa, i vari rami sono di un identica realtà, hanno una
identica validità: è solo per il "sentire" dei veicoli inferiori
dell'individuo che si lega con la sua consapevolezza all'una o
all'altra serie, che esiste una differenza.
E' importante comprendere queste verità, poiché i nostri Maestri
desiderano portarci avanti, desiderano parlarci di cose nuove e noi
dobbiamo fare lo sforzo di capire quello che è stato detto fino ad
ora, per non trovarci in difficoltà di fronte alle verità successive.
Dobbiamo comprendere che il piano fisico a cui diamo tanta
importanza, non è una realtà fisica come fino ad oggi abbiamo inteso.
(Kempis)
Lo stesso nostro corpo fisico che noi vediamo e percepiamo come
una entità materiale, se meditiamo sulla verità dei fotogrammi,
giungiamo a capire che non esiste come un ente a sé che nasce,
cresce, vive, evolve e muore, ma è frazionato in una miriade di
fotografie, di situazioni, che lo contemplano dalla nascita alla morte.
Cioè il nostro corpo fisico è un veicolo che ci fa percepire
delle sensazioni, che ci pone in contatto con il piano fisico, ma che
non è identificabile con noi stessi. Rifacendoci ad una immagine cara
agli orientali, questo corpo altro non è che un vestito e se io
fuoriesco da questo corpo, le mie sensazioni cesseranno perché io
interrompo il collegamento fra il centro di sentire che io sono e
lo strumento che, con i suoi sensi, mi fa percepire le situazioni
inerenti al piano fisico.
Lezione del 6.12.1973 - Dali
Situazioni che sono rappresentate nei fotogrammi del piano
fisico, e che compongono la storia cosmica: la storia cosmica non ha
una sua unicità, in qualche modo oggettiva, anche con l'o minuscolo,
secondo come noi siamo abituati a considerarla con i nostri sensi
fisici, ma esistono tante realtà tanti mondi individuali quanti
sono gli individui: il mondo quale l'individuo lo percepisce, esiste in
quel modo solo per lui (Kempis 7.3.74). Questi mondi individuali
si intersecano e nei punti d'intersecazione vi sono gli elementi
comuni, quegli elementi che danno l'illusione che esista un mondo
fisico con una sua concretezza. Concretezza che in realtà - anche
realtà con la erre maiuscola - non esiste per niente.
Lezione del 20.12.1973 - Dali
Noi siamo ancora attaccati alla convinzione che questa realtà
fisica sia qualcosa di esistente oggettivamente
che oggettivamente esista il tempo e lo spazio, che ciò che è comune
nell'osservazione a più persone, sia oggettivo e che la
soggettività nel piano fisico sia confinata solo in quelle
piccole diversità che possono dipendere dai diversi punti di vista,
ma che in sostanza la realtà fisica sia qualcosa di ben definito, di
oggettivamente esistente.
Ma i nostri maestri vogliono condurci a vedere la realtà come
qualcosa di diverso da quello che fino ad ora abbiamo supposto: a vedere
la realtà da un diverso punto di vista. La comunicazione fra il
mondo degli incarnati e il mondo dei disincarnati, per essere
all'altezza del miracolo che rappresenta, deve dare qualcosa al
mondo degli uomini, qualcosa che superi ogni insegnamento umano,
che vada al di là di ciò che i buoni predicatori delle Chiese
possono
dire, di ciò che gli ottimi filosofi del passato o del presente
possono enunciare, di ciò che la scienza ha scoperto fin qui, anche se
la realtà è una meta che ciascuno raggiunge da solo, individualmente.
(Kempis)
Dopo averci fatto riflettere sul fatto che non dobbiamo
identificarsi con il nostro corpo fisico, il Maestro Kempis
richiama la nostra attenzione sul corpo astrale, sul veicolo
più sottile che ci comunica le emozioni, le sensazioni di paura, di
sofferenza, di ansia, di calma, di piacere: anche il
corpo astrale, come il piano astrale, è scomposto in fotogrammi, non
esiste come un ente a sè e le emozioni o sensazioni sono
avvertite dall'individuo quando si trova in quella situazione
contingente per cui il veicolo detto corpo astrale, gliele rivela.
Se noi riuscissimo a fare le meditazioni che i nostri Maestri ci
suggeriscono, cioè "io non sono il mio corpo fisico, tanto che io potrei
uscirne e rimanere sempre io; io non sono il mio corpo astrale,
poiché io potrei esistere anche al di là delle sensazioni ci
accorgeremmo che piano piano questo "io" si ritrae e diventa sempre
meno importante. Senza le sensazioni e le emozioni che cosa rimane
dell'individuo? Rimane ciò che lo pone al di sopra di tutto il creato,
che lo nobilita, che lo fa uomo:rimane il "pensiero".
L'individuo è dunque identificabile con il pensiero?
Lezione del 10.1.1974 - Kempis
Secondo la verità dei fotogrammi, anche il piano mentale, dove ha
sede il pensiero, ed il corpo mentale, che fa percepire le
situazioni inerenti al piano mentale, sono costituiti da
fotogrammi e l'individuo non è il pensiero, ma il "pensatore".
Allora, se togliamo il corpo fisico con le sue sensazioni, il
corpo astrale con le sue emozioni, il corpo mentale con i
suoi pensieri, che cosa rimane dell'individuo? Rimane il "sentire
della sua coscienza" il sentire che fa parte della radice
più profonda dell'individuo, il sentire che rimane anche
nell'alternarsi dei cicli delle vite e delle morti: un "sentire" che
non fa parte dei piani più grossolani di esistenza.
Ricordando la filosofia Yoga, Kempis ci fa notare il sistema
dello Hata-Yoga che sposta la concezione dell'io ad un "io
superiore". Dicendo "io non sono la bassezza del mio corpo
fisico, nè l'infimo grado dei miei desideri, nè la miscela dei miei
pensieri, ma il mio "io" risiede in piani ben più alti" noi non
facciamo altro che sublimare il nostro "io", facciamo una meditazione
auto-suggestione.
Tenendo invece presente che i nostri corpi (fisico, astrale e
mentale), non esistono in realtà, ma che sono un insieme
di fotogrammi del piano fisico astrale e mentale, possiamo capire
meglio che l'io non è altro che una percezione illusoria.
Lezione del 24.1.1974 - Kempis
Ecco che esaminando insieme ai nostri Maestri la costituzione dei
piani di esistenza, siamo giunti ora al piano akasico, che
sappiamo essere diversamente costituito dal piano fisico, astrale e
mentale. Infatti, mentre questi piani più densi sono composti da
fotogrammi, il piano akasico è costituito da un insieme di teorie di
sentire individuali che vanno da un "sentire" detto in
"potenza" sino ad un "sentire" definito in "atto"
Così il veicolo akasico di ogni individuo è composto proprio da
queste gamme di "sentire" che le nostre Guide hanno paragonato ad una
collana di perle, in cui ogni perla è un "sentire" sempre più complesso
che si rivela man mano che l'individuo procede nella sua evoluzione.
Ognuno di noi ha la sua collana di "sentire individuale", collana
che fuoriesce da una sola incarnazione, che dura tutta
l'esistenza dell'individualità, per poi trasformarsi in "sentire Assoluto".
Ebbene, se tutte queste collane, per una raffigurazione mentale,
le mettiamo assieme, vediamo che sono analoghe, non solo, ma se una
unità di scorrere c'è - sia pure illusoria data la natura stessa del
sentire individuale - questa illusione si svolge simultaneamente
fra i vari "sentire": ogni unità di percezione, che viene colta una
sola volta nell'eternità senza tempo, vibra analogamente con tutti i
suoi simili.
Così il sentire individuale che corrisponde alla vita del
selvaggio, si rivelerà, esisterà, verrà in luce in
quell'attimo dell'eternità senza tempo per tutti gli
individui contemporaneamente, sia che i corpi fisici di quegli
individui con un sentire così semplice siano rappresentati nello
spazio-tempo all'inizio del Cosmo, sia verso la fine.
Poi sarà il "sentire" più intenso successivo a quella fase di
esistenza, per ognuno via via più complesso, più raffinato.
Dunque nemmeno nel piano akasico troviamo l'"io", ma troviamo
unicamente dei "sentire" percepiti uno alla volta si da dare
l'illusione di uno scorrere, di un prima e di un dopo, ma che in
effetti sono li da sempre e per sempre.
Non esiste un ente percepente nel piano akasico, ma la natura
limitata, chiusa di ogni "sentire" che si rivela fase per fase, crea
questa successione che non ha durata di tempo.
Lezione del 7.2.1974 - Kempis
Con la spiegazione dei fotogrammi noi abbiamo compreso che il
corpo fisico non esiste come noi lo vediamo e percepiamo, ma è
raffigurato in una infinità di situazioni, di mutazioni, di
rappresentazioni: questo insieme diventa "uno" per virtù del corpo
mentale dell'individuo, il quale a sua volta non è una unità, ma è un
insieme di fotogrammi. Il corpo mentale è ciò che crea l'illusione
dell'io, ma questo insieme di fotogrammi fisici, astrali e mentali
non potrebbero dare l'illusione di unità se non ci fosse un "centro di
sensibilità, un centro di sentire".
Il "centro di sentire" è l'individuo nel suo insieme ed è così
suddiviso: da una parte i corpi fisico, astrale e
mentale:dall'altra il corpo akasico e gli altri veicoli spirituali.
Nella parte che si affaccia sui fotogrammi del piano mentale, astrale
e fisico esiste questo ente percepente che, immergendosi nelle
situazioni rappresentate nei fotogrammi stessi, dà una forma di
sentire all'individuo.
Ma se andiamo oltre questi piani più densi di esistenza troviamo
il veicolo akasico che non è più un ente percepente, ma è un
"sentire" in sè che partecipa della natura dell'Assoluto, che non ha
bisogno di una situazione da percepire per rivelarsi. E' un aspetto,
sia pure ancora umanizzato, dell'Assoluto nell'uomo: al di sopra
aspetti sempre più raffinati e più aderenti alla reale natura
dell'Assoluto: "la Scintilla Divina".
Ecco così ancora una volta sottolineato il fatto che
nell'individuo esistono due tipi di "sentire"; il "sentire
di sensazione" che è trasmesso al centro di sensibilità dai corpi
fisici, astrali e mentali, ed il "sentire" della coscienza o del corpo
akasico che è composto da tutta una gamma di "sentire" più intimi,
più profondi, dal più semplice al più complesso. (Naturalmente la
fase del "sentire" più complesso comprende in sé la fase del più
semplice).
Le esperienze di vita vissuta con sensazioni e pensieri nei piani
fisico, astrale e mentale conducono l'individuo
alla manifestazione di un "sentire di coscienza" sempre più complesso:
l'evoluzione della coscienza individuale è eguale per tutti gli
individui, lo svolgimento delle collane del "sentire"
di coscienza è uguale per tutti, non ha tempo di durata e non è
paragonabile all'illusione del tempo, non ha varianti.
Ma se scendiamo alla percezione dei fotogrammi più densi delle
nostre vite di uomini, l'evoluzione non è eguale per tutti e le
varianti esistono: la metà può essere raggiunta o seguendo la vita
naturale delle molteplici esperienze dirette, o seguendo le altre vie
che vedono l'individuo impegnato con tutti i suoi veicoli inferiori a
raggiungere la consapevolezza di se stesso.
Lezione 7.3.1974 - Kempìs
Anche se le perle dei "sentire individuali" esistono da sempre e
per sempre nell'individuo, esse si rivelano, vibrano,
si manifestano in quell'attimo in cui la percezione individuale del
mondo dei fotogrammi si ripercuote tanto profondamente e
sentitamente da costituire una esperienza e da raggiungere la
coscienza. Sappiamo dalle lezioni degli anni precedenti che quando
l'individuo ha interamente costituita la sua coscienza individuale,
egli abbandona la ruota delle nascite e delle morti e la sua
evoluzione si svolge ora nel piano akasico; il fluire del sentire
avviene spontaneamente, senza necessità di percezioni nei piani più
densi del Cosmo.
Tutte le perle del sentire individuali vibrano ora all'unisono
(non solo simultaneamente, ma in comunione) raggiungendo prima un
"sentire universale" e quindi "cosmico". In questa comunione si
trovano non solo tutte le percezioni degli individui che fummo nelle
varie incarnazioni; ma di tutti gli individui esistenti nel Cosmo.
Significa vivere la totalità delle esperienze individuali ad un dato
livello di sentire, poi a quello successivo ancora, non più attraverso
alla percezione individuale, ma attraverso al sentire totale degli
individui.
Questo è il "sentire" del piano akasico dove esiste ancora una
successione, oltre è il "sentire" dell'individualità, cioè
il percepire tutti insieme questi sentire individuali, senza
successione.
Le "individualità" hanno un terminale oltre il Cosmo, cioè nella
Scintilla Divina, che i nostri Maestri hanno definito
"virtuale frazionamento dell'Assoluto". Virtuale, non reale, poiché
non è concepibile che l'insieme dell'individualità, queste collane
di "sentire individuali" percepiti tutti simultaneamente abbiano
ciascuno un frammento di divinità. E' un
frazionamento dell'Assoluto che non può essere che illusorio.
Visualizzando l'insieme delle individualità, possiamo dire che la
Scintilla Divina è un sole i cui raggi sono appunto
le individualità: così troviamo un punto di confluenza di tutti gli
esseri esistenti in un Cosmo, un punto di esistenza che è
il virtuale frazionamento dell'Assoluto, che è quindi l'Assoluto.
Proprio come l'immagine delle anime gruppo: tanti corpi che fanno capo
ad un individuo; tante collane di "sentire" che si imperniano
tutte su di un punto unico; il virtuale
frazionamento dell'Assoluto.
Con quale coraggio possiamo allora guardarci senza comprensione
l’un l’altro, come sentirci estranei quando ciascuno di noi non fa che
rappresentare un'esperienza, una variante di quella infinita
esistenza che si chiama l'Assoluto?