CAPIRE LA VITA Tu avrai capito la vita non quando tu farai il tuo dovere in mezzo agli uomini, ma quando lo farai nella solitudine . Non quando, pur raggiunta la notorietà, potrai avere una condotta esemplare agli occhi degli uomini ma quando l'avrai e nessuno lo saprà, neppure te stesso. Non quando tu farai il bene e ne vedrai gli effetti, ma quando lo farai e non ti interesserà avere gratitudine, nè conoscere l'esito del tuo operato. Non quando tu potrai aiutare efficacemente e disinteressatamente, ma quando aiuterai pur sapendo che Il tuo aiuto a nessuno serve, neppure a te stesso Non quando tu ti sentirai responsabile di tutto ciò che fanno I tuoi simili, ma quando conserverai intatto il senso della tua responsabilità pur sapendo d'essere l'unica uomo al mondo. Non quando tu avrai compreso che tutti gli esseri hanno gli stessi tuoi diritti, ma quando tratterai l'essere più umile della terra come se fosse colui che ha nelle sue mani le tue sorti. Non quando tu amerai i tuoi simili, ma quando tu stesso sarai i tuoi simili e l'amore. |
domenica 6 novembre 2011
Giovanni Bortoli
“.... tu avrai capito la vita non
quando tu farai il tuo dovere in mezzo agli uomini, ma quando
lo farai nella solitudine.
Non quando, pur raggiunta la notorietà,
potrai avere una condotta esemplare agli occhi degli uomini, ma quando
l'avrai e nessuno lo saprà, neppure te stesso.
Non quando tu farai il bene e ne vedrai
gli effetti, ma quando lo farai e non ti interesserà avere
gratitudine, nè conoscere l'esito del tuo operato.
Non quando tu potrai aiutare efficacemente
e disinteressatamente, ma quando aiuterai pur sapendo che il tuo
aiuto a nessuno serve, neppure a te stesso.
Non quando tu ti sentirai responsabile di
tutto ciò che fanno i tuoi simili, ma quando conserverai intatto il
senso della tua responsabilità, pur sapendo d'essere l'unico uomo al
mondo.
Non quando tu avrai compreso che tutti gli
esseri hanno gli stessi tuoi diritti, ma quando tratterai l’essere
più umile della terra come se fosse Colui che ha nelle Sue mani le
tue sorti.
Non quando tu amerai i tuoi simili, ma
quando tu stesso sarai i tuoi simili e l'amore"
Vivere un momento SACRO nell'UNO Come è bello imparare, provare, comprendere.
La nostra vita "scorre" e noi non ce ne accorgiamo se non perchè "invecchiamo".
E così si va avanti, senza chiedersi, senza approfondire.
Ma se ci fermiamo e pensiamo allora scopriamo. Basta poco.
E' il caso di questo video, estratto dal film Waking Life.
Provare a vivere un momento nella consapevolezza che è sacro quindi ricco di frequenze, sentimenti, emozioni.
Ma la cosa che più dobbiamo sperimentare è viverlo con il prossimo.
Con un amico, un amica, la moglie, chi si vuole, l'importante è farlo profondamente, consapevolmente, con un'altra persona.
Per così entrare con essa in quella "frequenza vibratoria" che è propria della nostra coscienza, che raggiunge l'unione con l'altro e così oltrepassa il velo di Maya.
Diventare un Uno con il prossimo, e scambiare questa consapevolezza attraverso vibrazioni.
Terzo Occhio
di Giovanni Bortoli
Terzo Occhio
Se per un'ora al giorno fissi una fiamma e pratichi questa tecnica per alcuni mesi, il tuo terzo occhio inizia a funzionare alla perfezione. Diventi più attento, più luminoso.
Rajneesh (Osho)
Se dunque il tuo occhio è singolo, tutto il tuo corpo sarà illuminato.
Matteo, 6, 22
Lo spazio tra i nostri due occhi (terzo occhio) non è uno spazio delimitato nel vostro corpo fisico. E' lo spazio infinito che è penetrato in voi. Una volta che questo spazio venga conosciuto, non sarete più la stessa persona.
Rajneesh (Osho)
Una via rapida e sicura che porta all'infinito è quella di tenere la propria attenzione fissa nel centro della Coscienza Cristica fra le sopracciglia.
Paramahansa Yogananda
Non si può veder l'anima mentre si gode degli oggetti dei sensi o si agisce mossi dall'attaccamento alle passioni, all'ignoranza o alla purezza. Solo coloro che hanno l'occhio della saggezza vedono.
Bhagavad Gita 15:10
Rajneesh (Osho)
Se dunque il tuo occhio è singolo, tutto il tuo corpo sarà illuminato.
Matteo, 6, 22
Lo spazio tra i nostri due occhi (terzo occhio) non è uno spazio delimitato nel vostro corpo fisico. E' lo spazio infinito che è penetrato in voi. Una volta che questo spazio venga conosciuto, non sarete più la stessa persona.
Rajneesh (Osho)
Una via rapida e sicura che porta all'infinito è quella di tenere la propria attenzione fissa nel centro della Coscienza Cristica fra le sopracciglia.
Paramahansa Yogananda
Non si può veder l'anima mentre si gode degli oggetti dei sensi o si agisce mossi dall'attaccamento alle passioni, all'ignoranza o alla purezza. Solo coloro che hanno l'occhio della saggezza vedono.
Bhagavad Gita 15:10
La dinamica del karma
di Giovanni Bortoli
La dinamica del karma
.Come è di moda questo termine in Occidente! E come si usa a sproposito! Il karma è sinonimo di destino, di punizione, di prova; mentre, in effetti, il karma è attività: è né più né meno che un effetto, parte di quella catena di cause, tanto cara ai deterministi, che muove la vita degli esseri.
Karma quindi è tutto: non è solo l’evento eccezionale che muta inaspettatamente e involontariamente la vita. Karma è il mal di pancia del goloso, è la muscolatura dell'atleta allenato, è il biondo dei capelli che la signora si è decolorati, è il germogli
Il karma non è destino, se con ciò s'intende qualcosa che accade senza spiegazione e senza volizione; non è punizione perché, in sé, non è né buono né cattivo, ma della stessa natura della causa di cui è effetto. A conferma di ciò cito l'affermazione dei naturalisti secondo cui la vita della natura è incomprensibile se non si ammette il principio di causalità, cioè se non si postula che mantenendo, modificando, sopprimendo la causa, si modifica, si mantiene, si sopprime l'effetto.
Il karma non è prova; semmai è insegnamento, perché completa l'esperienza promossa, e, dall'esperienza, si impara.
l karma e la coscienza
Quel « così via» sta per mondo del sentire, per coscienza dell'uomo, vero bersaglio e fonte del karma, perché è qui che si ripercuotono, si incidono le esperienze, è da qui, dalla sua eventuale carenza o ricchezza, che l'uomo indirizza se stesso verso certe esperienze od altre.
Il karma, quindi, è solo una situazione esteriore nella misura in cui essa serve a produrre quel fermento interiore che dona comprensione e, quindi, coscienza. E’ logico che sia così. Ogni attività non è mai solo di un mondo: per esempio l'azione fisica è preceduta, accompagnata, seguita da sensazioni e pensieri, ed è promossa o permessa dal sentire, dalla coscienza dell'uomo, perciò l'effetto deve essere globale, andando poi a colpire il fulcro dell'individuo, quello da cui ha origine il modo di essere, il vero responsabile dell'attività individuale.
Tutto avviene in modo molto semplice nella dinamica, anche se, nel dettaglio, il karma è stato assimilato ad una corda formata da moltissimi fili. Supponiamo che Tizio sia avaro. Intanto, lo è perché la sua coscienza non è costituita a tal punto da impedirgli di esserlo .Dico così perchè le ragioni dell'avarizia possono essere molte: per esempio bisogno di accumulare per ricercare la sicurezza, mancanza di generosità nei confronti degli altri, e via e via.
Comunque tutte le ragioni si annullano in un anelito di altruismo: infatti, il fine è questo, che l'insieme delle esperienze, dei karma, insegnano.
Il nostro avaro penserà da avaro, desidererà da avaro, agirà da avaro, cioè alimenterà una catena di cause in cui ogni genere di attività umana è improntata all'avarizia: attività fisica, di sensazione, di pensiero.
L'effetto delle sue attività non poteva che ripercuotersi a livello fisico, astrale e mentale. In che modo si ripercuoterà? Qui, per rispondere, si deve conoscere la ragione dell'avarizia, al di là della mancanza di altruismo.
Supponiamo che sia non voler dare agli altri, desiderare di accumulare per essere più degli altri. Le cause mosse lo porteranno, come effetto, in situazioni da cui capirà che non serve avere un desiderio smodato di beni e di ricchezze.
Tale comprensione scaturirà, per esempio, dal vivere in una successiva vita una situazione in cui egli vivrà l'avarizia di un suo simile e ne sarà la vittima.
A quel punto egli ha imparato a non essere avaro ma non ha superato il desiderio di essere più degli altri.
Di conseguenza avrà un'altra vita in cui, per esempio, crederà di raggiungere la considerazione e la valutazione altrui essendo prodigo.
E così via. Ecco la catena deterministica delle cause di cui quello che si chiama karma fa parte. Ma tutto è karma.
Molti credono che il karma si provochi facendo una scelta errata, consci però di errare, e che solo allora si muova la causa che richiamerà l'effetto doloroso.
Una tale visione sarebbe giusta se il dolore fosse punizione, ma così non è: il fine del karma è di dare quella coscienza la cui mancanza fa essere l’individuo in modo non armonico alla realtà di unione del Tutto.
Siccome la mancanza c'è tanto che uno ne sia consapevole quanto che non lo sia anzi, semmai chi non ne è consapevole è ancora più carente - è chiaro che non ha nessuna importanza, agli effetti del karma, che lo si sia chiamato consapevolmente o meno.
Gli aspetti principali della legge di causa-effetto si possono riassumere come segue:
1. Ogni attività promossa o indotta o liberamente avviata reca con sé un effetto.
2. Tale principio vale per il mondo fisico, per quello delle sensazioni, per quello del pensiero; insomma per ogni mondo e per ogni categoria di fenomeni.
3. L'effetto è della stessa natura della causa ed è strettamente legato ad essa.
4. Si creano cause tanto volontariamente quanto involontariamente, perché l'accadere dell'effetto non è subordinato alla consapevole consumazione della causa.
5. L'effetto ricade su chi ha mosso la causa.
6. L'effetto ricade col fìne di dare coscienza al soggetto che lo promosse.
7. L'effetto ricade quando il soggetto è pronto a comprendere, cioè quando il soggetto, dall'effetto, trova la coscienza che gli mancava.
La catena e il riscatto
La catena di cause e di effetti che muovono e promuovono la vita degli individui si incrociano ed hanno continue ricorrenti connessioni.
Non può essere diversamente: se tutto è Uno deve esistere una stretta dipendenza fra i soggetti.
Come prima ho detto, non c'è una sola particella elementare che sia assolutamente isolata. Qualunque cosa ha un rapporto di dipendenza con qualcos’altro. Se esistesse, per assurda ipotesi, qualcosa che fosse assolutamente indipendente, sarebbe fuori della realtà.
Perciò nessuno può essere fuori dalla catena di cause e di effetti, di dipendenze, che lega tutto quanto esiste. E se si dice che tutto è karma, lo si dice perché appunto karma è la catena di cause e di effetti che lega il Tutto. Nessuno può sottrarsi al karma.
Certo, c'è karma e karma, ma soprattutto c'è la possibilità di compiere quei salti di qualità nella catena di cause e di effetti di cui prima parlavo. Compiere salti di qualità costituisce la libertà, l'autonomia dell'individuo.
Ora, siccome la libertà è la possibilità di agire in modo contrario a quello a cui condurrebbe una catena di cause e di effetti; e siccome è la coscienza costituita che dà all'individuo la facoltà di sottrarsi agli impulsi dei suoi veicoli inferiori (egoismo, passioni e via dicendo) e conseguentemente agli stimoli ambientali; e siccome la coscienza si costituisce quanto più si evolve e viceversa; è chiaro che la libertà è proporzionale all'evoluzione.
Ma badate bene: l'evoluto non è fuori da ogni catena di cause e di effetti perché sarebbe fuori dalla Realtà.
Egli compie salti di qualità; cioè per la sua coscienza sente in modo che gli consente di non essere trascinato inesorabilmente dalla necessità; che gli permette di vivere in modo sereno ciò che, per altri, è fonte di angoscia; che non gli fa creare ombre torturatrici e che non gli fa muovere cause che portano effetti dolorosi.
Tuttavia questo non significa che l'evoluto non senta, per esempio, la stanchezza quale effetto di una causa da lui promossa. Quella stanchezza la vivrà in modo diverso dall'inevoluto, non ne sarà condizionato, saprà come smaltirla brevemente, ma non potrà non avvertirla.
Il karma - o quello che si intende con questa parola - cioè una condizione limitante simile per più persone, è vissuto in modo diverso anche se presenta la stessa impostazione.
Una cecità, per esempio, può essere vissuta serenamente o angosciosamente. In modo analogo, fra più persone fare una stessa cosa può dar luogo a karma diversi. Ed è logico che sia così: infatti il vero bersaglio e la vera fonte del karma, come ho detto, è la coscienza individuale; quindi è il sentire, l'intenzione, che pilota tutta l'attività dell'individuo, ed è quello che deve essere corretto e che quindi è oggetto dell'effetto correttore.
Se la natura, il contenuto dell'effetto, fossero analoghi solo a quella che è stata la manifestazione esteriore dell'individuo agente, l'effetto non farebbe quasi mai centro perché quante azioni nascondono intenzioni opposte a quelle che possono trasparire! Una condotta altruistica che nasconda un fine egoistico non può recare un effetto eguale a quella condotta per intenzione.
Infatti l'effetto non è un premio o un castigo, è qualcosa che tende a correggere all'origine la natura di chi muove le cause, cioè dell'essere, e quindi a mutare l'intenzione. Pensate un po', per giungere a ciò, di quanti fattori deve tener conto il karma! Eppure tutto si attua mirabilmente.
Non c'è nessuno che tiene registri di dare e di avere ma, per il principio di causa-effetto, la concatenazione in qualche modo intuita dai deterministi è garanzia che niente cade a vuoto, che tutto si tramanda, che tutto ritorna come immagine riflessa di se stessi, perché si prenda cognizione delle proprie deficienze, e si colmino. La concezione della Realtà in cui niente avviene casualmente ed ognuno ha ciò che gli spetta per esserselo procurato, toglie ogni frustrazione che deriva dal sentirsi perseguitati, sfortunati, oggetto di ingiustizia.
Quanto ognuno patisce corrisponde ad una misura di giustizia che non lascia margini a privilegi ed errori, dove la sofferenza è solo un momento transitorio in cambio di una perenne acquisizione.
La possibilità dell'uomo di sottrarsi a influenze e impulsi, allorquando è capace di compiere un salto di qualità, gli conferisce quella autonomia che lo riscatta dalla rigida tutela a cui sono sottoposti gli esseri con una coscienza elementare.
Guardandosi attorno si può verificare tutto ciò e crederlo senza dover compiere atti di fede, senza forzature, con il solo strumento del raziocinio.
Aggiungo il Gran Buon contributo di Omega alla discussione:
Estratto dal libro: "Vivi l’attimo e vedi e riconosci te stesso"
"L’attimo è un elemento della giornata. Ogni attimo fa affiorare in noi molteplici sensazioni e pensieri, che ad un’attenta osservazione sono come immagini: ricordi di eventi ed esperienze oppure anche immagini dal mondo delle nostre idee. Ciò che l’attimo irradia ad ogni uomo corrisponde a quanto egli oggi deve riconoscere e sistemare. Ognuno di noi ha un diverso stato di coscienza e in modo corrispondente ad esso il giorno gli viene incontro, con sensazioni e pensieri che, in base alla sua coscienza egli può riconoscere e comprendere. Ognuno di noi può comprendere il linguaggio degli attimi, cioè le componenti della giornata: i secondi, i minuti e le ore, poiché questi sono le riproduzioni delle sue produzioni. Le componenti della giornata si rivolgono ad ogni individuo in modo diverso, a seconda delle sue produzioni. Il computer stesso ripresenta all’uomo tutto ciò ch’egli ha immesso in questa reincarnazione e in quelle precedenti, e che non ha ancora sistemato. Sono tutte le nostre mancanze nei confronti della legge eterna: le nostre sensazioni, pensieri e parole negative, il nostro comportamento negativo, le nostre passioni, i nostri istinti, o i nostri desideri umani eccessivi. Potrebbero anche essere i legami col nostro prossimo, al quale per esempio abbiamo tolto la libertà, imponendogli le nostre opinioni.
Tutto ciò che l’ anima e l’uomo non hanno sistemato viene portato alla luce dal computer causale sotto forma di effetto; il computer quindi parla ad ognuno di noi nella nostra lingua. Ognuno di noi può sentire le sue memorizzazioni nella propria lingua e vedere in immagini ciò che ha emesso, poiché si tratta delle sue stesse produzioni. Noi però le possiamo percepire solamente vivendo nell’attimo, anzi, vivendo l’attimo stesso. Molti uomini tuttavia non colgono gli attimi della giornata e quindi non riconoscono nemmeno il linguaggio delle loro stesse produzioni; si lasciano spingere da forze che non corrispondono alla loro forza vitale. Per questo motivo essi vengono ”manovrati”, lasciandosi usare da diverse energie e forze, da anime e campi di energia."
Le nostre forme pensiero
"Se non viviamo all'erta e coscienti nella giornata e in tutto ciò che ci capita, bensì fuori dal presente - cioè nel passato o nel futuro - sprechiamo la nostra vita e perdiamo sempre più energia fisica. Scorre a noi solo quel certo quantitativo di forza divina che occorre per mantenere in vita il corpo. Il resto, cioè tutte le altre energie, le prendiamo o dai nostri simili, legandoli a noi come schiavi, rendendoli succubi e portandoli a fare la nostra volontà, o le prendiamo da vizi vari, come eccesso di cibo, il bere o una sessualità esagerata. Queste energie supplementari, tuttavia, non sono pure, ma sono energie trasformate ad un livello inferiore e compensano solo in apparenza la mancanza di energia. Ogni vizio denota una carenza dell' anima. Siccome l' anima e l'uomo hanno troppo poca energia vitale, se la procurano tramite questi vizi. Quando c'è una tale mancanza di energia, sia l' anima che l'uomo ristagnano nel loro sviluppo spirituale. In molti casi, poi, l' anima si ribella, per dimostrare all'uomo che deve rimuovere la carenza che lo ha condotto agli eccessi ed ai vizi. Gli elementi della giornata, gli attimi, aiutano in questo senso. Chi non osserva le molte indicazioni ed ammonimenti che gli vengono dati, anno dopo anno negli innumerevoli attimi della giornata, aggiunge ulteriormente delle forme-pensiero a ciò che l' anima già porta in sè.
Chi, quindi, ristagna per anni e decenni, pensando in continuazione, giorno dopo giorno, cose uguali o simili, crea una o più forme-pensiero a sua immagine e somiglianza pronte per essere richiamate. Se riflettiamo sempre sul nostro passato, ne parliamo, lo citiamo facendo rivivere le sue immagini nel presente, creiamo delle forme-pensiero del passato. Se persistiamo per anni nel litigio con il nostro prossimo e parliamo sempre della causa che ha provocato il litigio e lo facciamo rivivere nelle nostre sensazioni e nei nostri pensieri, creiamo, in questo modo, una forma-pensiero. Se per anni sottovalutiamo uno dei nostri simili - se, cioè, non troviamo assolutamente nulla di buono in lui - creiamo, con ciò, una forma-pensiero. Se cerchiamo con tutti i modi possibili a nostra disposizione, anche non corretti, di mettere qualcuno in cattiva luce, creiamo, con ciò, una o più forme-pensiero. Se calunniamo, disprezziamo e scherniamo qualcuno o lo lasciamo completamente in balia di altri, creiamo, con ciò, una o più forme-pensiero. Se ci creiamo col pensiero immagini del futuro - di qualunque tipo esse siano - creiamo, anche in questo modo, delle forme-pensiero. Se una persona, per anni e decenni, riflette o parla in continuazione di cose uguali o simili, oppure ripete sempre le stesse cose, crea, con ciò, delle forme-pensiero corrispondenti.
Chi, quindi, per anni non vive nell'attimo, non solo è "fuori di sè", ma crea anche delle forme-pensiero invisibili al di fuori di lui. Dovunque vanno le nostre sensazioni, pensieri, desideri e passioni, là c'è una parte della nostra coscienza, là costruiamo delle figure invisibili del nostro ego umano. Annotiamocelo: tutto è energia. Per cui ogni sensazione, ogni pensiero, ogni parola, ogni azione, ogni movimento, ogni passione, ogni istinto, ogni vizio è energia. Siccome nessuna energia va perduta, deve ben trovarsi da qualche parte. Come sappiamo, le nostre energie positive - il nostro sentire, pensare, parlare ed agire divino - entrano nell' anima e nel potente computer universale, Dio. Attraverso l' anima, le irradiamo nel corpo ed esse procurano in noi salute, pace e felicità. Questi doni della vita interiore li portiamo poi nel mondo e contribuiamo, con ciò, affinché altri uomini raggiungano la pace interiore e l'altruismo. Anche le nostre energie negative entrano nell' anima. Esse vengono registrate nel computer causale. Se noi, per anni e decenni, non prestiamo attenzione agli elementi della giornata, agli attimi - cioè ai loro innumerevoli impulsi a cambiare modo di pensare e osservare le leggi divine - creiamo ulteriori forme-pensiero.
Queste, in fondo, non sono altro che una nostra "copia", sono, cioè, noi stessi, perchè si formano dal negativo che noi emaniamo. Potremmo definire le forme-pensiero derivanti da aspetti simili o identici a quelli del nostro ego umano anche i nostri campi di pensiero. Potremmo paragonare le forme-pensiero anche a degli esseri invisibili, nebulosi, costituenti le immagini delle nostre rispondenze, a cui noi conferiamo impulsi e forza di agire ripetendo continuamente gli stessi o simili pensieri. Quando poi pensiamo cose simili o uguali a quelle con cui abbiamo costruito le nostre forme-pensiero, diamo loro il segnale di venire da noi e di agire su di noi. Quindi siamo noi stessi che scateniamo, attraverso il nostro comportamento umano, i nostri "sosia", cioè le nostre forme-pensiero, il nostro ego che ha preso forma. Piombano su di noi come dei robot, ci influenzano e ci stimolano a ripetere quelle cose con cui le abbiamo costruite, cioè quello che noi siamo. Ci stimolano a pensare di nuovo o a ripetere cose simili o uguali. Queste forme-pensiero, da noi create, si sono formate con le forze della nostra anima e del nostro corpo. E ciò significa che più forme-pensiero creiamo, più perdiamo forza, perchè le nostre forme-pensiero non ci conferiscono nessuna forza, anzi, proprio il contrario: esigono sempre più forza da noi, perché mirano a farci sentire, pensare, parlare o fare sempre cose negative simili o uguali."
La dinamica del karma
.Come è di moda questo termine in Occidente! E come si usa a sproposito! Il karma è sinonimo di destino, di punizione, di prova; mentre, in effetti, il karma è attività: è né più né meno che un effetto, parte di quella catena di cause, tanto cara ai deterministi, che muove la vita degli esseri.
Karma quindi è tutto: non è solo l’evento eccezionale che muta inaspettatamente e involontariamente la vita. Karma è il mal di pancia del goloso, è la muscolatura dell'atleta allenato, è il biondo dei capelli che la signora si è decolorati, è il germogli
Il karma non è destino, se con ciò s'intende qualcosa che accade senza spiegazione e senza volizione; non è punizione perché, in sé, non è né buono né cattivo, ma della stessa natura della causa di cui è effetto. A conferma di ciò cito l'affermazione dei naturalisti secondo cui la vita della natura è incomprensibile se non si ammette il principio di causalità, cioè se non si postula che mantenendo, modificando, sopprimendo la causa, si modifica, si mantiene, si sopprime l'effetto.
Il karma non è prova; semmai è insegnamento, perché completa l'esperienza promossa, e, dall'esperienza, si impara.
l karma e la coscienza
Quel « così via» sta per mondo del sentire, per coscienza dell'uomo, vero bersaglio e fonte del karma, perché è qui che si ripercuotono, si incidono le esperienze, è da qui, dalla sua eventuale carenza o ricchezza, che l'uomo indirizza se stesso verso certe esperienze od altre.
Il karma, quindi, è solo una situazione esteriore nella misura in cui essa serve a produrre quel fermento interiore che dona comprensione e, quindi, coscienza. E’ logico che sia così. Ogni attività non è mai solo di un mondo: per esempio l'azione fisica è preceduta, accompagnata, seguita da sensazioni e pensieri, ed è promossa o permessa dal sentire, dalla coscienza dell'uomo, perciò l'effetto deve essere globale, andando poi a colpire il fulcro dell'individuo, quello da cui ha origine il modo di essere, il vero responsabile dell'attività individuale.
Tutto avviene in modo molto semplice nella dinamica, anche se, nel dettaglio, il karma è stato assimilato ad una corda formata da moltissimi fili. Supponiamo che Tizio sia avaro. Intanto, lo è perché la sua coscienza non è costituita a tal punto da impedirgli di esserlo .Dico così perchè le ragioni dell'avarizia possono essere molte: per esempio bisogno di accumulare per ricercare la sicurezza, mancanza di generosità nei confronti degli altri, e via e via.
Comunque tutte le ragioni si annullano in un anelito di altruismo: infatti, il fine è questo, che l'insieme delle esperienze, dei karma, insegnano.
Il nostro avaro penserà da avaro, desidererà da avaro, agirà da avaro, cioè alimenterà una catena di cause in cui ogni genere di attività umana è improntata all'avarizia: attività fisica, di sensazione, di pensiero.
L'effetto delle sue attività non poteva che ripercuotersi a livello fisico, astrale e mentale. In che modo si ripercuoterà? Qui, per rispondere, si deve conoscere la ragione dell'avarizia, al di là della mancanza di altruismo.
Supponiamo che sia non voler dare agli altri, desiderare di accumulare per essere più degli altri. Le cause mosse lo porteranno, come effetto, in situazioni da cui capirà che non serve avere un desiderio smodato di beni e di ricchezze.
Tale comprensione scaturirà, per esempio, dal vivere in una successiva vita una situazione in cui egli vivrà l'avarizia di un suo simile e ne sarà la vittima.
A quel punto egli ha imparato a non essere avaro ma non ha superato il desiderio di essere più degli altri.
Di conseguenza avrà un'altra vita in cui, per esempio, crederà di raggiungere la considerazione e la valutazione altrui essendo prodigo.
E così via. Ecco la catena deterministica delle cause di cui quello che si chiama karma fa parte. Ma tutto è karma.
Molti credono che il karma si provochi facendo una scelta errata, consci però di errare, e che solo allora si muova la causa che richiamerà l'effetto doloroso.
Una tale visione sarebbe giusta se il dolore fosse punizione, ma così non è: il fine del karma è di dare quella coscienza la cui mancanza fa essere l’individuo in modo non armonico alla realtà di unione del Tutto.
Siccome la mancanza c'è tanto che uno ne sia consapevole quanto che non lo sia anzi, semmai chi non ne è consapevole è ancora più carente - è chiaro che non ha nessuna importanza, agli effetti del karma, che lo si sia chiamato consapevolmente o meno.
Gli aspetti principali della legge di causa-effetto si possono riassumere come segue:
1. Ogni attività promossa o indotta o liberamente avviata reca con sé un effetto.
2. Tale principio vale per il mondo fisico, per quello delle sensazioni, per quello del pensiero; insomma per ogni mondo e per ogni categoria di fenomeni.
3. L'effetto è della stessa natura della causa ed è strettamente legato ad essa.
4. Si creano cause tanto volontariamente quanto involontariamente, perché l'accadere dell'effetto non è subordinato alla consapevole consumazione della causa.
5. L'effetto ricade su chi ha mosso la causa.
6. L'effetto ricade col fìne di dare coscienza al soggetto che lo promosse.
7. L'effetto ricade quando il soggetto è pronto a comprendere, cioè quando il soggetto, dall'effetto, trova la coscienza che gli mancava.
La catena e il riscatto
La catena di cause e di effetti che muovono e promuovono la vita degli individui si incrociano ed hanno continue ricorrenti connessioni.
Non può essere diversamente: se tutto è Uno deve esistere una stretta dipendenza fra i soggetti.
Come prima ho detto, non c'è una sola particella elementare che sia assolutamente isolata. Qualunque cosa ha un rapporto di dipendenza con qualcos’altro. Se esistesse, per assurda ipotesi, qualcosa che fosse assolutamente indipendente, sarebbe fuori della realtà.
Perciò nessuno può essere fuori dalla catena di cause e di effetti, di dipendenze, che lega tutto quanto esiste. E se si dice che tutto è karma, lo si dice perché appunto karma è la catena di cause e di effetti che lega il Tutto. Nessuno può sottrarsi al karma.
Certo, c'è karma e karma, ma soprattutto c'è la possibilità di compiere quei salti di qualità nella catena di cause e di effetti di cui prima parlavo. Compiere salti di qualità costituisce la libertà, l'autonomia dell'individuo.
Ora, siccome la libertà è la possibilità di agire in modo contrario a quello a cui condurrebbe una catena di cause e di effetti; e siccome è la coscienza costituita che dà all'individuo la facoltà di sottrarsi agli impulsi dei suoi veicoli inferiori (egoismo, passioni e via dicendo) e conseguentemente agli stimoli ambientali; e siccome la coscienza si costituisce quanto più si evolve e viceversa; è chiaro che la libertà è proporzionale all'evoluzione.
Ma badate bene: l'evoluto non è fuori da ogni catena di cause e di effetti perché sarebbe fuori dalla Realtà.
Egli compie salti di qualità; cioè per la sua coscienza sente in modo che gli consente di non essere trascinato inesorabilmente dalla necessità; che gli permette di vivere in modo sereno ciò che, per altri, è fonte di angoscia; che non gli fa creare ombre torturatrici e che non gli fa muovere cause che portano effetti dolorosi.
Tuttavia questo non significa che l'evoluto non senta, per esempio, la stanchezza quale effetto di una causa da lui promossa. Quella stanchezza la vivrà in modo diverso dall'inevoluto, non ne sarà condizionato, saprà come smaltirla brevemente, ma non potrà non avvertirla.
Il karma - o quello che si intende con questa parola - cioè una condizione limitante simile per più persone, è vissuto in modo diverso anche se presenta la stessa impostazione.
Una cecità, per esempio, può essere vissuta serenamente o angosciosamente. In modo analogo, fra più persone fare una stessa cosa può dar luogo a karma diversi. Ed è logico che sia così: infatti il vero bersaglio e la vera fonte del karma, come ho detto, è la coscienza individuale; quindi è il sentire, l'intenzione, che pilota tutta l'attività dell'individuo, ed è quello che deve essere corretto e che quindi è oggetto dell'effetto correttore.
Se la natura, il contenuto dell'effetto, fossero analoghi solo a quella che è stata la manifestazione esteriore dell'individuo agente, l'effetto non farebbe quasi mai centro perché quante azioni nascondono intenzioni opposte a quelle che possono trasparire! Una condotta altruistica che nasconda un fine egoistico non può recare un effetto eguale a quella condotta per intenzione.
Infatti l'effetto non è un premio o un castigo, è qualcosa che tende a correggere all'origine la natura di chi muove le cause, cioè dell'essere, e quindi a mutare l'intenzione. Pensate un po', per giungere a ciò, di quanti fattori deve tener conto il karma! Eppure tutto si attua mirabilmente.
Non c'è nessuno che tiene registri di dare e di avere ma, per il principio di causa-effetto, la concatenazione in qualche modo intuita dai deterministi è garanzia che niente cade a vuoto, che tutto si tramanda, che tutto ritorna come immagine riflessa di se stessi, perché si prenda cognizione delle proprie deficienze, e si colmino. La concezione della Realtà in cui niente avviene casualmente ed ognuno ha ciò che gli spetta per esserselo procurato, toglie ogni frustrazione che deriva dal sentirsi perseguitati, sfortunati, oggetto di ingiustizia.
Quanto ognuno patisce corrisponde ad una misura di giustizia che non lascia margini a privilegi ed errori, dove la sofferenza è solo un momento transitorio in cambio di una perenne acquisizione.
La possibilità dell'uomo di sottrarsi a influenze e impulsi, allorquando è capace di compiere un salto di qualità, gli conferisce quella autonomia che lo riscatta dalla rigida tutela a cui sono sottoposti gli esseri con una coscienza elementare.
Guardandosi attorno si può verificare tutto ciò e crederlo senza dover compiere atti di fede, senza forzature, con il solo strumento del raziocinio.
Aggiungo il Gran Buon contributo di Omega alla discussione:
Estratto dal libro: "Vivi l’attimo e vedi e riconosci te stesso"
"L’attimo è un elemento della giornata. Ogni attimo fa affiorare in noi molteplici sensazioni e pensieri, che ad un’attenta osservazione sono come immagini: ricordi di eventi ed esperienze oppure anche immagini dal mondo delle nostre idee. Ciò che l’attimo irradia ad ogni uomo corrisponde a quanto egli oggi deve riconoscere e sistemare. Ognuno di noi ha un diverso stato di coscienza e in modo corrispondente ad esso il giorno gli viene incontro, con sensazioni e pensieri che, in base alla sua coscienza egli può riconoscere e comprendere. Ognuno di noi può comprendere il linguaggio degli attimi, cioè le componenti della giornata: i secondi, i minuti e le ore, poiché questi sono le riproduzioni delle sue produzioni. Le componenti della giornata si rivolgono ad ogni individuo in modo diverso, a seconda delle sue produzioni. Il computer stesso ripresenta all’uomo tutto ciò ch’egli ha immesso in questa reincarnazione e in quelle precedenti, e che non ha ancora sistemato. Sono tutte le nostre mancanze nei confronti della legge eterna: le nostre sensazioni, pensieri e parole negative, il nostro comportamento negativo, le nostre passioni, i nostri istinti, o i nostri desideri umani eccessivi. Potrebbero anche essere i legami col nostro prossimo, al quale per esempio abbiamo tolto la libertà, imponendogli le nostre opinioni.
Tutto ciò che l’ anima e l’uomo non hanno sistemato viene portato alla luce dal computer causale sotto forma di effetto; il computer quindi parla ad ognuno di noi nella nostra lingua. Ognuno di noi può sentire le sue memorizzazioni nella propria lingua e vedere in immagini ciò che ha emesso, poiché si tratta delle sue stesse produzioni. Noi però le possiamo percepire solamente vivendo nell’attimo, anzi, vivendo l’attimo stesso. Molti uomini tuttavia non colgono gli attimi della giornata e quindi non riconoscono nemmeno il linguaggio delle loro stesse produzioni; si lasciano spingere da forze che non corrispondono alla loro forza vitale. Per questo motivo essi vengono ”manovrati”, lasciandosi usare da diverse energie e forze, da anime e campi di energia."
Le nostre forme pensiero
"Se non viviamo all'erta e coscienti nella giornata e in tutto ciò che ci capita, bensì fuori dal presente - cioè nel passato o nel futuro - sprechiamo la nostra vita e perdiamo sempre più energia fisica. Scorre a noi solo quel certo quantitativo di forza divina che occorre per mantenere in vita il corpo. Il resto, cioè tutte le altre energie, le prendiamo o dai nostri simili, legandoli a noi come schiavi, rendendoli succubi e portandoli a fare la nostra volontà, o le prendiamo da vizi vari, come eccesso di cibo, il bere o una sessualità esagerata. Queste energie supplementari, tuttavia, non sono pure, ma sono energie trasformate ad un livello inferiore e compensano solo in apparenza la mancanza di energia. Ogni vizio denota una carenza dell' anima. Siccome l' anima e l'uomo hanno troppo poca energia vitale, se la procurano tramite questi vizi. Quando c'è una tale mancanza di energia, sia l' anima che l'uomo ristagnano nel loro sviluppo spirituale. In molti casi, poi, l' anima si ribella, per dimostrare all'uomo che deve rimuovere la carenza che lo ha condotto agli eccessi ed ai vizi. Gli elementi della giornata, gli attimi, aiutano in questo senso. Chi non osserva le molte indicazioni ed ammonimenti che gli vengono dati, anno dopo anno negli innumerevoli attimi della giornata, aggiunge ulteriormente delle forme-pensiero a ciò che l' anima già porta in sè.
Chi, quindi, ristagna per anni e decenni, pensando in continuazione, giorno dopo giorno, cose uguali o simili, crea una o più forme-pensiero a sua immagine e somiglianza pronte per essere richiamate. Se riflettiamo sempre sul nostro passato, ne parliamo, lo citiamo facendo rivivere le sue immagini nel presente, creiamo delle forme-pensiero del passato. Se persistiamo per anni nel litigio con il nostro prossimo e parliamo sempre della causa che ha provocato il litigio e lo facciamo rivivere nelle nostre sensazioni e nei nostri pensieri, creiamo, in questo modo, una forma-pensiero. Se per anni sottovalutiamo uno dei nostri simili - se, cioè, non troviamo assolutamente nulla di buono in lui - creiamo, con ciò, una forma-pensiero. Se cerchiamo con tutti i modi possibili a nostra disposizione, anche non corretti, di mettere qualcuno in cattiva luce, creiamo, con ciò, una o più forme-pensiero. Se calunniamo, disprezziamo e scherniamo qualcuno o lo lasciamo completamente in balia di altri, creiamo, con ciò, una o più forme-pensiero. Se ci creiamo col pensiero immagini del futuro - di qualunque tipo esse siano - creiamo, anche in questo modo, delle forme-pensiero. Se una persona, per anni e decenni, riflette o parla in continuazione di cose uguali o simili, oppure ripete sempre le stesse cose, crea, con ciò, delle forme-pensiero corrispondenti.
Chi, quindi, per anni non vive nell'attimo, non solo è "fuori di sè", ma crea anche delle forme-pensiero invisibili al di fuori di lui. Dovunque vanno le nostre sensazioni, pensieri, desideri e passioni, là c'è una parte della nostra coscienza, là costruiamo delle figure invisibili del nostro ego umano. Annotiamocelo: tutto è energia. Per cui ogni sensazione, ogni pensiero, ogni parola, ogni azione, ogni movimento, ogni passione, ogni istinto, ogni vizio è energia. Siccome nessuna energia va perduta, deve ben trovarsi da qualche parte. Come sappiamo, le nostre energie positive - il nostro sentire, pensare, parlare ed agire divino - entrano nell' anima e nel potente computer universale, Dio. Attraverso l' anima, le irradiamo nel corpo ed esse procurano in noi salute, pace e felicità. Questi doni della vita interiore li portiamo poi nel mondo e contribuiamo, con ciò, affinché altri uomini raggiungano la pace interiore e l'altruismo. Anche le nostre energie negative entrano nell' anima. Esse vengono registrate nel computer causale. Se noi, per anni e decenni, non prestiamo attenzione agli elementi della giornata, agli attimi - cioè ai loro innumerevoli impulsi a cambiare modo di pensare e osservare le leggi divine - creiamo ulteriori forme-pensiero.
Queste, in fondo, non sono altro che una nostra "copia", sono, cioè, noi stessi, perchè si formano dal negativo che noi emaniamo. Potremmo definire le forme-pensiero derivanti da aspetti simili o identici a quelli del nostro ego umano anche i nostri campi di pensiero. Potremmo paragonare le forme-pensiero anche a degli esseri invisibili, nebulosi, costituenti le immagini delle nostre rispondenze, a cui noi conferiamo impulsi e forza di agire ripetendo continuamente gli stessi o simili pensieri. Quando poi pensiamo cose simili o uguali a quelle con cui abbiamo costruito le nostre forme-pensiero, diamo loro il segnale di venire da noi e di agire su di noi. Quindi siamo noi stessi che scateniamo, attraverso il nostro comportamento umano, i nostri "sosia", cioè le nostre forme-pensiero, il nostro ego che ha preso forma. Piombano su di noi come dei robot, ci influenzano e ci stimolano a ripetere quelle cose con cui le abbiamo costruite, cioè quello che noi siamo. Ci stimolano a pensare di nuovo o a ripetere cose simili o uguali. Queste forme-pensiero, da noi create, si sono formate con le forze della nostra anima e del nostro corpo. E ciò significa che più forme-pensiero creiamo, più perdiamo forza, perchè le nostre forme-pensiero non ci conferiscono nessuna forza, anzi, proprio il contrario: esigono sempre più forza da noi, perché mirano a farci sentire, pensare, parlare o fare sempre cose negative simili o uguali."
sabato 5 novembre 2011
I 10 Principi fondamentali della filosofia
1: Vivi qui e ora;
2: Fai attenzione a tutto quello che fai;
3: Sii autentico verso i tuoi sentimenti;
4: Ama te stesso;
5: Impara a lasciare andare;
6: Sii onesto con te stesso e con gli altri;
7: Sii consapevole dei tuoi desideri;
8: Sii responsabile di te stesso e del mondo;
9: Non opporti al flusso della vita;
10: Trova la pace interiore.
giovedì 3 novembre 2011
Il cerchio
77
“.... tu avrai capito la vita non quando tu farai il tuo dovere in mezzo
agli uomini, ma quando lo farai nella solitudine.
“.... tu avrai capito la vita non quando tu farai il tuo dovere in mezzo
agli uomini, ma quando lo farai nella solitudine.
Non quando, pur raggiunta la notorietà, potrai avere una condotta
esemplare agli occhi degli uomini, ma quando l'avrai e nessuno lo saprà, neppure te stesso.
esemplare agli occhi degli uomini, ma quando l'avrai e nessuno lo saprà, neppure te stesso.
Non quando tu farai il bene e ne vedrai gli effetti, ma quando lo farai e
non ti interesserà avere gratitudine, nè conoscere l'esito del tuo operato.
non ti interesserà avere gratitudine, nè conoscere l'esito del tuo operato.
Non quando tu potrai aiutare efficacemente e disinteressatamente, ma
quando aiuterai pur sapendo che il tuo aiuto a nessuno serve, neppure
a te stesso.
quando aiuterai pur sapendo che il tuo aiuto a nessuno serve, neppure
a te stesso.
Non quando tu ti sentirai responsabile di tutto ciò che fanno i tuoi simili, ma quando conserverai intatto il senso della tua responsabilità, pur sapendo d'essere l'unico uomo al mondo.
Non quando tu avrai compreso che tutti gli esseri hanno gli stessi tuoi
diritti, ma quando tratterai l’essere più umile della terra come se fosse
Colui che ha nelle Sue mani le tue sorti.
diritti, ma quando tratterai l’essere più umile della terra come se fosse
Colui che ha nelle Sue mani le tue sorti.
Non quando tu amerai i tuoi simili, ma quando tu stesso sarai i tuoi simili e l'amore
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